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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 17/04/2017

Di Antonio Mellone (pubblicato @ 21:13:35 in NohaBlog, linkato 773 volte)

CARO RENZI,

temo che quello che si vocifera in giro sia vero. E cioè che nella sua recente visita pastorale alle pecorelle di Bari che si spellavano le mani nell’applaudirla (incluso qualche candidato Sindaco del mio paese), lei abbia solennemente formulato uno dei suoi pensieri inediti più alti, nobili e profondi in merito allo “sviluppo” e, immagino, alle “ricadute occupazionali” da conseguire nel settore turistico pugliese: quello per il quale sarebbe ormai d’uopo qui e ora procedere al copia-incolla del “modello Rimini”.

Chissà cosa ci vede di bello nel “modello Rimini” (scusi il pleonasmo). Forse le migliaia di alberghi che infestano la riviera romagnola ridottisi quasi tutti ad imprese marginali, con notevoli difficoltà economico-finanziarie per via dei costi crescenti e dei ricavi decrescenti (codesta deflazione si registra anche in altissima stagione), e un valore degli immobili che oggi quotano la metà rispetto a quanto non fosse solo qualche anno fa. Forse il calo inesorabile dei turisti stranieri. Forse il dissesto delle banche emilian-romagnole che hanno finanziato questa tracotante e monotona “idea-guida”, e non riusciranno mai a recuperare i capitali prestati.

O forse le discoteche, i luna park, le piscine in riva al mare, gli stabilimenti balneari uno dietro l’altro, i frizzi, i lazzi e le mille altre strutture artificiali false come un centro commerciale schierate alla stessa stregua di un plotone di esecuzione contro l’esercito di habitué, spesso ignaro della propria schiavitù (lo sa benissimo anche lei quanto la civiltà dei consumi dispensi dal pensare con la propria testa e quindi di decidere in autonomia). O forse quella cosa che chiamano mare.

Ebbene, io inorridisco al solo pensiero che il mio Salento si trasformi in maniera strutturale nella bolgia riminese (oddio, in alcuni tratti d’estate qui stiamo riuscendo anche a fare di peggio); e guardi che la mia visione non è soltanto estetica, ma anche civile e politica.

Io penso, caro Renzi, che la mia terra non abbia bisogno di copiare proprio un bel nulla, né da Rimini, né dai grattacieli di Dubai, né dalle Seychelles. Credo anzi che debba continuare, ove possibile - e nonostante i numerosi tentativi di imbastardimento voluto dalle multinazionali, spesso con successo - a rimanere se stessa.

Per quanto mi riguarda, sono certo che il Salento non abbia alcun bisogno di promozioni, semmai di bocciature. E che i lidi privati (con il contorno di parcheggi a pagamento) siano un danno per tutti, tranne che per quei quattro cosiddetti imprenditori, amici degli amici, perennemente con il cappello in mano e con le pezze al culo.

La mia terra non ha bisogno né di resort né di escort, ma di libertà dal profitto; non necessita di turismo diventato degrado, ma di viaggiatori delicati.

E’ ancora convinto che il nostro modello di turismo - come suggerirebbe la sua sicumera - sia quello di andarsi a rinchiudere in un villaggio turistico? Ma davvero lei crede, come facevano i politici degli anni ’80 del secolo scorso (quello dei paninari e del debito pubblico che si metteva a galoppare) che certi ammassi di calcestruzzo e cafonaggine portino ancora oggi ricchezza alla Puglia? Non pensa invece che questa maniera rétro di fare economia convenga soltanto a quattro speculatori, ai Briatore di complemento, nonché ai mafiosi la cui mamma sembra essere perennemente incinta?

Io non credo che il vero Salento abbia il bisogno improcrastinabile d’ammalarsi di omogeneità, di riempirsi di “baretti sulla spiaggia” con movida a parcella, di affogare negli aperitivi che fanno tanto tendenza specialmente se shakerati con calca, ressa e fiumana di gente.

Io penso invece che sia giunta l’ora della sveglia, e che dunque i salentini inizino a ribattere colpo su colpo alle corbellerie che lei e suoi megafoni (incluso il quotidianato locale simpaticamente definito “giornalismo”) cercate di inculcarci.

Per fortuna v’è un crescente numero di conterranei che finalmente ha iniziato a lottare per la propria e l’altrui felicità. Sta così man mano denunciando gli imbrattacarte asserviti al potere del cemento; sta ribattendo colpo su colpo agli opinionisti organici al clan delle pale eoliche; sta smascherando gli editori e i loro portaborse refrattari alla verità; sta strenuamente opponendosi alla lobby dei transadriatici tubi del gas (fiore all’occhiello del suo disastroso governo); sta condividendo la lotta alle cosche dell’asfalto di autostrade a doppio senso, anzi senza; sta insorgendo contro le bande armate di trivelle petrolifere; sta sbugiardando giorno dopo giorno la frode della Xylella, nonostante i tromboni provino pervicacemente ad insistere con la solita manfrina dell’“emergenza”; sta iniziando a provare repulsione per i centri commerciali che svuotano i (veri) centri delle città; sta mobilitandosi contro i novelli porti turistici, i comparti edilizi, le aree parcheggio e le zone di depressurizzazione.

E finalmente ha votato NO al referendum su quella pigliata per fessi chiamata “riforma” a lei tanto cara, più per salvare la Costituzione che con la speranza che lei mantenesse la sua parola - alla quale, invero, non ha mai creduto (“Se perdo il referendum lascio la politica”- [sic]).

Il vero Salento è quello in grado di dire di No a molte cose, piuttosto che di Sì a tutto, e s’accontenta del poco che è abbastanza, anzi già troppo.

Il turismo può uccidere, caro lei. Può uccidere un territorio, il suo mare, la sua economia, il suo habitat, la sua identità, come ha già fatto altrove.

Sì, senza dubbio, chi ama il Salento lo difende da persone che la pensano come lei.

Con immutata stima.

Antonio Mellone

 
Di Marcello D'Acquarica (pubblicato @ 16:57:21 in FareAmbienteNoha, linkato 433 volte)

Come si fa a non restare meravigliati davanti a questo esplodere di verde e fiori. Soprattutto dove l’uomo non ha messo mani con la pretesa di abbellire la sua dimora. Lo spettacolo che ci viene offerto nuovamente in questi giorni dalla natura è veramente qualcosa di strabiliante. Più di una festa di compleanno, di una crociera, di un nuovo amore, più di ogni torta a venticinque piani, più di un gratta e vinci che ti cambia la vita, più di un’auto nuova, più della vittoria della squadra del cuore, più della elezione a sindaco, insomma più di tutte le ambizioni che apparentemente ci distolgono dagli accidenti che spesso ci procuriamo da soli.

Ecco, lo spettacolo che ci viene offerto è davvero stupendo. E la sua meraviglia sta proprio nel fatto che fra pochi giorni, sarà tutto secco e io amo anche il secco. Questa è la Natura. Questa è la sua magia.

Così mentre cerco di scomparire con lo sguardo in questo oceano di colori non posso fare a meno di evitare il colpo allo stomaco. Mi sarei dovuto fermare fuori e accontentarmi di guardare da lontano quello che la vista mi permette di vedere. Ma io sono stato ingordo e mi sono voluto avvicinare, a sentire anche i profumi del finocchio selvatico, della menta e delle erbe aromatiche. Così l’idillio è finito.

Il mondo dell’apparenza, dell’esteriorità, del bello fuori e schifo dentro, lo abbiamo esteso pure alla Natura. Solo che la Natura non fa sconti a nessuno, restituisce il maltolto.

Sbattendo contro secchi di plastica e sacchi di immondizia gettati a spaglio, come si fa con la semina del grano. Niente da fare, la natura comprende anche le idiozie di alcuni nostri concittadini. E dulcis in fundo, l’ennesima discarica di plastica, una montagna di teli che i contadini usano per la pacciamatura. Pronti per essere diffusi nell’aria del paese in fumo. Altro inceneritore dispensatore di diossina. Ci dovremo adeguare e anche i nostri polmoni dovranno smetterla di protestare e ammalarsi di cancro.

Con questi idioti stiamo perdendo la battaglia.

Per fortuna non tutto è perso, e Maurizio, un operaio della Monteco, sta cercando di porre rimedio al danno che gli anonimi costruttori di discariche e inceneritori abusivi realizzano di continuo.

Maurizio è un ragazzo di Noha. Conosco la sua famiglia da sempre. Mi avvicino per fare quattro chiacchiere.

“Buongiorno. Io mi chiamo Marcello.” Lo dico pensando che non si ricordi di me.

E lui invece prontamente mi risponde: “si.. si.. ti conosco.”

“Ah, bene.” E continuo dicendogli: “Finalmente Monteco ha deciso di mandare qualcuno a ripulire questo angolo di schifezze che non fa onore a nessuno.”

Maurizio mi risponde che non è esattamente così. Lui ha un programma ben definito che deve svolgere durante le sue ore di lavoro. Ripulire le discariche abusive non fa parte del suo programma. Anche se a volte il suo responsabile gli chiede di farlo. Ma raramente. Oggi però Maurizio ha fatto uno strappo alla regola, quella che il suo capo squadra gli ordina. Ha terminato le sue attività programmate e passando davanti all’ingresso della cava De Pascalis, si è fermato e ha raccolto tutti i sacchi di immondizia ammucchiati al lato dell’ingresso. Altro tallone d’Achille del nostro finto perbenismo. Gli chiedo anche il nome del suo capo squadra, perché vorrei chiamarlo e dirgli che ha come collaboratore una ottima persona, onesta intellettualmente, cosa molto rara (l’onestà intellettuale). Vorrei dire al suo caposquadra di far ripulire più spesso questi scorci di panorami così diffusi in giro. Ma Maurizio mi risponde che loro, Monteco, ce la mettono tutta, solo che dopo aver ripulito, nel lasso di pochi giorni, gli idioti del malaffare tornano a sporcare. Ecco, così a perdere la battaglia ora siamo in tanti. Insomma in questo paese pochi “Zozzoni” vincono sulla civiltà. Forse sarebbe opportuno che tutti noi facessimo uno strappo alla regola, come ha fatto Maurizio. Forse il prato verde, quando fra pochi giorni sarà secco, ci svelerà altre meraviglie, che non dovrebbero necessariamente essere montagne di rifiuti e di plastiche che vanno in fumo. Chissà se un giorno riusciremo ad essere tutti onesti intellettualmente come Maurizio.

 Marcello D’Acquarica

 

 

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